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Soldi sul conto corrente: quali sono oggi i rischi

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La gestione dei propri risparmi richiede sempre molta attenzione

Indipendentemente dall’importo, quando si dispone di somme in conto corrente è giusto capire quali possono essere gli eventuali rischi per il capitale depositato e come fare per limitarli.

C'era una volta …

un tempo in cui mettere i propri risparmi in un conto corrente equivaleva ad assicurarli in cassaforte con doppia mandata e con un vantaggio supplementare, la loro rivalutazione a suon di interessi.


I tempi adesso sono cambiati: conservare i propri risparmi sul conto corrente, sostanziosi o meno che siano, non permette di dormire sonni tranquilli. Le cronache degli ultimi anni raccontano di banche che falliscono, di un'economia nazionale poco stabile e della presenza di un Fondo di garanzia dei conti correnti e dei depositi bancari che appare più fragile di quanto si possa immaginare.


Il Fondo Interbancario non può garantire tutti i conti correnti


Ormai abbiamo imparato che i conti correnti sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per persona fisica o giuridica all’interno dello stesso istituto, e solo la somma eccedente questa cifra è a rischio in caso di fallimento della banca.

Peccato, che se andiamo a verificare il bilancio del FITD (Fondo Interbancario), scopriamo che detiene soltanto poche centinaia di milioni a fronte dei circa 1.700 miliardi attualmente in giacenza sui conti correnti degli Italiani dimostrando una capacità di copertura del tutto insufficiente per far fronte ad una eventuale nuova crisi del settore bancario, che visti i tempi, non è da escludere.


Eppure sempre più investitori e risparmiatori continuano a congelare in conto corrente i propri capitali. 1700 miliardi di Euro in Italia, 2200 in Francia, 2500 miliardi in Germania, oltre 2000 in Inghilterra. Ormai buona parte dei capitali privati di cittadini ed imprese sono depositati in conto corrente. È il prezzo della paura, il prezzo dell’incertezza, il costo di una condizione che nessuno aveva mai sperimentato prima.


Manca la visione del futuro, la paura dell’epidemia, e quindi della perdita della salute, la paura di perdere il lavoro, la paura di perdere i propri capitali sta congelando le scelte di tutti.


Sistema bancario in difficoltà?


Per spingere la ripresa dell’economia e facilitare la circolazione del denaro, le Banche centrali hanno portato i tassi di interesse ai minimi storici, al fine di rendere più convenienti i prestiti per aziende e privati e incentivare gli investimenti.


Ma bassi tassi di interesse significano soprattutto guadagni sempre più risicati per gli Istituti Bancari, tenuti anche a dover pagare alla BCE una tassa dello 0,50% su tutte quella liquidità detenuta sui conti dai clienti, che la Banca non riesce a ‘sfruttare’ rimettendola in circolo attraverso prestiti e finanziamenti.


Arriveranno altri costi sui conti?


Così in Germania, oltre 200 banche, hanno introdotto un costo per il mantenimento dei depositi, a partire dal primo euro lasciato in conto corrente.

Persino la Banca on-line N26 (istituto nato proprio con l’idea di rendere il meno costoso possibile l’utilizzo dei conti) sarebbe sul punto di introdurre un costo per i depositi per le somme eccedenti i 50 mila euro.


Non dimentichiamo che, proprio all’inizio di quest’anno, anche alcune banche italiane avevano pensato di introdurre costi analoghi a quelli tedeschi, facendo poi marcia indietro proprio per evitare situazioni spiacevoli con i correntisti. Per il momento le banche italiane si sono limitate ad aumentare le spese sulle singole operazioni e i canoni sui conti correnti, con costi crescenti in funzione della giacenza del conto, da cui deriva implicitamente un costo per la liquidità detenuta.


Troppa liquidità improduttiva…


Tuttavia il perdurare della crisi e l’aumentare delle masse di risparmi in conto corrente sta portando le banche di mezza Europa a seguire o immaginare di seguire quanto già fatto in Germania.

In occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, sia il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, sia il Presidente della Repubblica, sono tornati a parlare con preoccupazione della mole di risparmi detenuti in conto corrente, una quantità di denaro enorme che rimane improduttiva e che potrebbe essere di grande spinta per la crescita del Paese se fosse trasformata in investimenti produttivi.


Un costo applicato sulle giacenze, magari concordato da tutte le banche, comporterebbe una ‘boccata di ossigeno’ per i bilanci, in particolare per gli Istituti di credito in maggiore difficoltà.
Inoltre potrebbe essere una motivazione abbastanza forte da spingere le persone a valutare alternative alla liquidità del conto. Tra queste investimenti finanziari e immobiliari che permetterebbero a quel denaro, oggi improduttivo, di rientrare in circolo e supportare l'economia.


Non dimentichiamo la Patrimoniale!


E se gli inevitabili costi e canoni che prima o poi arriveranno sul conto non sono una motivazione sufficiente a smuovere la liquidità, rimane sempre lo spauracchio della Patrimoniale.


Perché si sente sempre parlare di patrimoniale? Perché mai, come in questo momento di emergenza, il nostro debito pubblico sta salendo in maniera vertiginosa, e i debiti, si sa, prima o poi vanno ripagati!

Quando i soldi scarseggiano e servono con urgenza, lo spettro della patrimoniale è il primo a tornare ad aleggiare sulle tasche dei contribuenti. Una sorta di 'tasto rosso' che lo Stato si tiene a disposizione per fronteggiare l'emergenza.

Per questo, di solito, imposte di questo tipo vengono decise in periodi eccezionali, in presenza di conflitti bellici o catastrofi economiche: si tratta di 'manovre straordinarie', magari 'una tantum', per tamponare situazioni di 'straordinaria criticità'.


Ricordo che 1.700,00 miliardi in giacenza sui conti sono una cifra enorme, alla quale si può accedere con la massima facilità e che potrebbe rappresentare una sorta di garanzia alla quale lo Stato potrebbe attingere in caso di necessità estrema, in maniera semplice e veloce, per tamponare lo shock finanziario.


Non si sa mai come andrà a finire, né quando. Ma che anche i risparmiatori saranno chiamati a pagare il conto suona sempre molto più probabile.


Come difendersi?


Innanzitutto leggere con un po' più di attenzione gli estratti conto ricevuti, per verificare se sono stati aggiunti costi.


Informarsi sui livelli di solidità della banca scelta: migliori sono i bilanci dell’istituto di cui si è correntisti, meno rischi si corrono di vedersi addebitati costi che servirebbero per ripianare il bilancio della banca.


Lasciare sul conto solo la liquidità che serve nel breve periodo e affidarsi ad una persona di fiducia, esperta e competente, che vi conosca e vi guidi in un percorso di investimenti, adatto alle vostre esigenze e ai vostri obiettivi.


Anche questo periodo di grande difficoltà passerà, ce lo racconta la storia, e cominciare oggi ad investire i nostri risparmi ci permetterà di farli crescere, e poter disporre un domani di un patrimonio che consenta a noi e ai nostri cari di vivere con maggiore serenità.


Silvia Morelli

Consulente Patrimoniale

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