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  • Immagine del redattoreSilvia Morelli

Come funziona il tetto del debito americano?

24/05/2023





Il tetto al debito federale, il così detto ‘debt ceiling’ di cui sono piene le cronache finanziarie e che sta portando così tanta tensione sui mercati in questi giorni, è una delle tante unicità della governance degli Stati Uniti d’America.

Sappiamo che tutti gli Stati sono indebitati… ma che problema hanno allora gli U.S.A.?


Ad oggi il debito pubblico degli Stati Uniti, cioè i soldi che le casse americane non possiedono davvero ma hanno reperito a debito sul mercato chiedendo prestiti agli investitori, è di circa 30.000 miliardi di dollari.


Questi soldi servono al Governo per ogni genere di spesa. In teoria non c’è niente di male che uno stato si finanzi sul mercato, lo fanno tutti i paesi del mondo e anzi dal 2020 lo fa anche l'Unione Europea.


Il semplice motivo per cui uno Stato si indebita è che le spese pubbliche (che comprendono pensioni, stipendi, infrastrutture, scuole, forze di polizia, esercito…) sono così tante che le imposte non sono sufficienti a finanziarle.


Dunque, per non dover aumentare a dismisura le imposte e non dover tagliare i servizi, tutti gli Stati chiedono soldi in prestito esattamente come faremmo noi per affrontare una spesa per cui non abbiamo disponibilità.


Il problema è che, per come funzionano gli Stati Uniti, le finanze pubbliche non possono chiedere al mercato proprio tutti i soldi che vogliono ma c'è un limite: il così detto tetto del debito - il debt ceiling.

Di che cosa si tratta?


Il tetto del debito è una cifra oltre la quale lo Stato non può indebitarsi, a meno di chiedere al Congresso di votare e fissare un nuovo limite massimo.


Da quando è stato introdotto, nel 1917, il tetto del debito è stato ritoccato al rialzo circa 80 volte.


La norma esiste da più di un secolo ma la materia è diventata incandescente negli ultimi anni.


Nel 2011 si ebbe il periodo di massima tensione, quando l’allora presidente Obama ingaggiò un lungo braccio di ferro con un Congresso tutto repubblicano, con cui trovò un accordo per alzare il tetto solo due giorni prima che il Tesoro Americano esaurisse i dollari per pagare i debiti. Questo costò il declassamento di S&P e una volatilità record a Wall Street.


Anche oggi la tensione negli Stati Uniti è altissima, molto più alta di quella registrata i tempi dell’arresto di Trump o delle elezioni di metà mandato.


Il punto è riuscire a trovare un accordo tra il congresso controllato dai Trumpiani e la Casa Bianca, controllata dai democratici di Biden: gli Stati Uniti potrebbero davvero dover dichiarare default e dunque non essere più in grado di pagare le proprie spese i propri debiti ?

Il livello di tensione nella politica americana è alle stelle.



Inoltre, l'anno a venire sarà un anno elettorale e di conseguenza il tema del rialzo del tetto del debito - che in teoria dovrebbe essere una questione amministrativa - è diventato un’arma politica potentissima.


  • Da un lato vediamo Biden a favore dell’innalzamento del tetto del debito, sia per non diventare il presidente che ha causato il default, sia per mantenere gli impegni presi con gli elettori.

  • Dall’altro c’è il Congresso, controllato dei Repubblicani che si ritrovano tra le mani l’occasione di far saltare del tutto o quasi l’Agenda Biden, ed indebolirlo in vista delle elezioni.


Certo, anche per i Repubblicani non si tratta di una decisione facile, in quanto dovrebbe assumersi la responsabilità di essere la causa di un disastro economico che colpirebbe sia le persone povere che dipendono dall’erogazione dei servizi pubblici, sia le persone più ricche che hanno i loro capitali investiti nei titoli americani.


E così le trattative vanno avanti, in cerca di una sintesi:


  • Il Congresso Repubblicano dice di essere disposto ad innalzare il limite del debito solo se Biden acconsentirà a tagliare la spesa;


  • Biden, che se messo alle strette potrebbe anche bypassare l’autorizzazione del Congresso, dice di essere disposto a non fare nuove spese e a tenere invece ferme le spese già decise.


Nonostante le forti tensioni, la storia ci insegna che dal 1917, quando è stato introdotto il tetto al debito, lo stesso è stato rivisto al rialzo circa 80 volte, e non di rado senza polemiche e scossoni.

È noto quindi che alla fine, gli Americani fanno sempre la scelta giusta, magari anche dopo aver tentato di mettere in atto tutte quelle sbagliate.



Andrà così anche questa volta, ma intanto per gli investitori e per i mercati si preparano giorni o settimane con un problema in più, dalla geopolitica alla macroeconomia, di cui non si sentiva decisamente il bisogno.

Pazienza e cautela restano le virtù da praticare, magari condite con qualche assunzione di rischio, da prendere quando sui titoli dei media e nei sondaggi prevale l’allarme rosso.





Silvia Morelli

Consulente Patrimoniale

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