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Tassa Patrimoniale: come e quando ci colpirà

Aggiornato il: apr 17

Aprile 2020



Perché torniamo a parlare di 'Tassa Patrimoniale' e soprattutto perché questa volta dobbiamo preoccuparcene seriamente?

Perché mai, come in questo momento di emergenza, il nostro debito pubblico sta salendo in maniera vertiginosa, e i debiti, si sa, prima o poi vanno ripagati!


La crisi scatenata dalla pandemia, la riduzione delle entrate e l’esplosione delle spese, stanno scavando un nuovo buco nei conti pubblici dell’Italia.


Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, la contrazione del Pil e l’aumento del deficit per la crisi del Covid-19, condannano l’Italia a una esplosione del debito pubblico che quest’anno potrebbe balzare di oltre 20 punti, passando dal 134,8% del Pil nel 2019 al 155,5% nel 2020.



Che cosa è la PATRIMONIALE


L’imposta patrimoniale non è altro che una tassa “istantanea”, che colpisce in modo proporzionale il patrimonio sia mobile che immobile del cittadino (denaro, case, azioni, valori preziosi, investimenti finanziari) “fotografato” ad una certa data.

Può colpire sia le persone fisiche che quelle giuridiche e può essere fissa o variabile. 


Quando i soldi scarseggiano e servono con urgenza, lo spettro della patrimoniale è il primo a tornare ad aleggiare sulle tasche dei contribuenti. Una sorta di 'tasto rosso' che lo Stato si tiene a disposizione per fronteggiare l'emergenza.


Per questo, di solito, imposte di questo tipo vengono decise in periodi eccezionali, in presenza di conflitti bellici o catastrofi economiche: si tratta di 'manovre straordinarie', magari 'una tantum', per tamponare situazioni di 'straordinaria criticità'.


Il precedente: la patrimoniale del governo Amato


Era il 1992 quando il Governo di Giuliano Amato, in carica da pochi mesi, per scongiurare un crack finanziario, prese una decisione senza precedenti: applicare un prelievo forzoso del 6 per mille sulle giacenze dei conti correnti degli degli Italiani.

Il crollo della lira italiana ̀non aveva lasciato altra scelta: servivano gli ultimi 8 mila miliardi di vecchie lire per la manovra correttiva da 30 miliardi ed Amato e i tecnici del Tesoro e delle Finanze non videro altra soluzione per recuperarli.


Per comprendere la gravità dell'atto, non c'è miglior libro di storia del testo del decreto legge dell'11 luglio 1992, n. 333 dall'evocativo titolo:
Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica

«Per l'anno 1992», si legge, «è istituita una imposta straordinaria sull'ammontare dei depositi bancari, postali e presso istituti e sezioni per il credito a medio termine, conti correnti, depositi a risparmio e a termine, certificati di deposito, libretti e buoni fruttiferi, da chiunque detenuti».

Il prelievo forzoso del 6‰ sui depositi fu reso retroattivo al 9 luglio (il testo era dell'11) per evitare fughe di capitali.


Oggi cosa potrebbe accadere?


Tra le varie forze politiche,

c'è chi ha dichiarato di non voler dipendere dall'Europa e "voler chiedere agli italiani i soldi per ripartire " (.. e come li chiede?), o chi pensa ad "un patto tra i risparmiatori" (.. e chi lo sottoscrive il patto?).


Certo è che i soldi vanno trovati, sia per tamponare l'emergenza oggi, che per gestire il debito pubblico oggi e domani:


  • si è parlato in questi giorni di 'contributo di solidarietà' del 4% da parte di chi ha un reddito superiore agli 80.000,00 euro per recuperare circa 1,25 miliardi (direi quasi una goccia nel mare..).


  • C'è chi propone emissioni straordinarie di titoli pubblici, magari esenti da ogni imposta presente e futura, e magari anche perpetui, nei quali i risparmiatori italiani potrebbero investire parte della loro liquidità. Ma si tratta sempre di soluzioni che incrementano il debito pubblico, un debito che prima poi dovrà essere ripagato;


  • Infine, anche se non se ne parla molto in questi giorni, è probabile una revisione della fiscalità in ambito successorio. Lo Stato Italiano rappresenta una sorta di “paradiso fiscale” per quanto riguarda l’imposta di donazione e successione e dovremo attenderci un adeguamento di aliquote e franchigie a quelle applicate nel resto dell'Europa.

E una nuova patrimoniale sui conti correnti?


Sicuramente sarebbe molto impopolare, e viene ogni giorno scongiurata,


bisogna però considerare che gli Italiani , quali grandi risparmiatori , sono riusciti ad accumulare sui conti correnti ben 1.400 miliardi.


Una cifra enorme, che potrebbe rappresentare una sorta di garanzia alla quale lo Stato potrebbe attingere in caso di necessità estrema, in maniera semplice e veloce, per tamponare lo shock finanziario.


Solo per fare un esempio, con una tassa straordinaria questa volta del 5% (e non del 6 per mille come nel 1992), si potrebbero recuperare addirittura 70 miliardi e andare così a coprire completamente le spese che lo Stato ha dovuto affrontare con il primo decreto Cura-Italia (25 miliardi per spesa sanitaria, cassa integrazione, contributi ai professionisti, contributi alle famiglie) e ad avere ulteriori disponibilità per continuare a sostenere il Paese.


Purtroppo non sappiamo quando riusciremo a sconfiggere il Virus, se e quando avremo un vaccino, quando terminerà il distanziamento sociale così che tutte le attività economiche potranno riprendere il loro corso.

Questo significa che non possiamo prevedere ad oggi l'evoluzione della situazione economico-finanziaria globale e in particolare quella del nostro Paese, già debole e così duramente colpito.



Cosa fare?


Se è vero che è 'Meglio avere paura che buscarne', evitiamo di lasciare troppi soldi sui conti correnti!
Probabilmente una nuova patrimoniale stile '1992' non ci sarà, ma è meglio non rischiare..

A seguito dei recenti storni di mercato, considerando un orizzonte temporale adeguato, si sono create interessanti occasioni di investimento, anche per chi ha un profilo di rischio contenuto. Una finestra di opportunità che però non rimarrà aperta per molto tempo.


Il mio consiglio: parlatene con un Consulente esperto, che sia in grado di guidarvi nella soluzione più adatta alle vostre esigenze.







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