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Smart working: il domani è già arrivato!

14 ottobre 2020



La pandemia da Covid-19 ha dato impulso al più grande esperimento di smart working (lavoro agile) mai messo in atto nella storia, e ha dato vita a un cambiamento epocale nel mondo del lavoro, con riflessi economici e sociali che al momento possiamo solo in parte immaginare.

Quando nel febbraio di quest’anno, alcuni giorni prima dell’estensione della “zona rossa” a tutta l’Italia, ponevo come domanda e spunto di riflessione, in un articolo di attualità giuridica, se ci avrebbe salvato lo smart working dalla “pandemia” economica che il Covid-19 avrebbe provocato insieme a quella sanitaria, stavo anticipando, pur con qualche perplessità, quello che sarebbe diventato il futuro del mondo del lavoro: il domani era già arrivato per diventare l’oggi del lavoro!


Cos'è successo dopo il ricorso di aziende ed Enti pubblici allo smart working?


Il lavoro agile ha cambiato il nostro modo di lavorare, di percepire gli spazi di lavoro e di concepire le modalità di organizzazione (anche temporale) dell’attività lavorativa. Ha modificato le interazioni con i colleghi, portandole dal piano tangibile della presenza fisica presso la sede di lavoro, a quello virtuale della partecipazione a riunioni attraverso piattaforme digitali.


Ma cos'è lo smart working?


Per comprendere lo smart working è necessario partire dalla distinzione con il telelavoro, disciplinato dall'ordinamento italiano da moltissimi anni e in un certo senso fratello maggiore del lavoro agile.


Il telelavoro è un lavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede centrale ed è basato sull'idea che il dipendente abbia una postazione fissa, ma dislocata in un luogo diverso dalla sede aziendale: i teleworkers lavoravano da casa o in un luogo specifico decentrato. Comporta ispezioni del datore di lavoro per verificare la regolarità di svolgimento del lavoro, un adeguato isolamento dell’attività lavorativa da quella quotidiana e l'obbligo di sicurezza per il dipendente e le apparecchiature tecnologiche utilizzate.


Lo smart working presuppone, invece, flessibilità e adattamento delle risorse umane in funzione degli strumenti a disposizione. Segue alcuni aspetti del telelavoro, quali lo stesso trattamento economico degli “insiders” e la copertura Inail per gli infortuni e malattie professionali, ma si distingue dal telelavoro per il fatto che non è obbligatorio legarsi a un luogo fisico fisso in cui lavorare: la propria abitazione, una sede distaccata vanno benissimo, ma anche un qualunque altro luogo in cui si possa portare un computer o uno smartphone e vi sia una connessione Wi-Fi. Altro elemento di distinzione è l’autodeterminazione dell’orario di lavoro: il monte ore è gestito autonomamente dal lavoratore, perché ciò che conta è raggiungere l’obiettivo prefissato dal datore di lavoro.


Quali questioni pone sul piano giuridico lo smart working?


E’ evidente che la peculiarità delle modalità di espletamento del lavoro agile pone molteplici questioni da affrontare a livello di contrattazione del rapporto di lavoro: il controllo dell’attività, il diritto alla disconnessione, la rendicontazione del lavoro svolto, la formazione e l’orario di lavoro (che a seconda dell’obiettivo da raggiungere potrebbe essere superiore a quello dei lavoratori che operano in azienda).


Quali sono le ripercussioni sull'economia e sulla società?


Vi sono innanzitutto fortissimi impatti nella quotidianità domestica e nella distribuzione degli spazi abitativi, perché se l’ufficio entra in casa, cambiano gli equilibri familiari e la suddivisione delle aree a disposizione, con la conseguenza che vi saranno grandi cambiamenti nella concezione urbanistica delle città, nei trasporti e nelle infrastrutture.


Lo smart working è un modello di lavoro che pone anche il rischio della perdita di empatia, perché l’interazione umana è insostituibile e uno sguardo o un sorriso espressi di persona non possono essere sostituiti da uno sguardo o da un sorriso trasmessi attraverso uno schermo. La videoconferenza è senz’altro utile per connettere le persone, ma penalizza fortemente le emozioni!


Resta però il fatto che dal lavoro agile passa la modernizzazione delle relazioni industriali e i temi della produttività e dell’analisi costi-benefici saranno gli argomenti principali sui quali dovranno confrontarsi le parti sociali.


Siamo dunque di fronte a un cambiamento epocale della società, ove peraltro le modalità tradizionali di interazione interpersonale erano già state messe in crisi dall'avvento di Internet, per essere poi spinte verso la porta dai social network.

Con l’attuazione del lavoro agile il cambiamento in atto diventerà definitivo ed irreversibile, ma se l’uomo saprà coglierne le opportunità, anziché farsi travolgere dai rischi, riuscirà a preservare le sue emozioni e l’essenza della sua natura, quella umana.

Avv. Silvia Morelli


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